Oratorio di speranza

“Oratorio di Speranza”, è una cantata drammatica per due voci recitanti, “soli”, coro e orchestra, di Angelo Cannavacciuolo, con musiche del maestro Filippo Zigante.

Il progetto, alla luce degli ultimi avvenimenti che ci riportano venti di guerra di un mondo che si frantuma sempre più in orgoglio di civiltà e religione, risultando quanto mai attuale, s’ispira a principi d’interattività tra forze culturali multietniche e sopranazionali. Il libretto, e la musica stessa riflettono sul tema lacerante del conflitto Israeliano-Palestinese, e del dolore che provoca da decenni ad entrambe popolazioni. L’Oratorio propone un messaggio di civiltà e di pace che si esprime nel concetto di speranza e carità. La sua stessa chiusura è segno dell’anelito di compassione e speranza, propria dei due popoli, per una nuova palingenesi.

Lo scenario è una cara e vecchia terra, santa da sempre, ridotta delle ragioni dell’uomo ad un focolaio di guerra, una terra cosparsa di sangue e di orrore, dove il pensiero debole ha preso il sopravvento e messo alle corde quello positivo, una terra che rantola e conta i propri morti, una terra in cui il tempo per l’amore e la speranza sembra finito per sempre, una terra attraversata da un odio senza fine, dove si è disposti, in nome di un Dio, a strapparsi il cuore dal petto vicendevolmente: la Terra Santa. 

L’Oratorio ci parla di due persone che hanno visto la loro vita privata del bene più prezioso: i figli. Questa è la preghiera di una madre e di un padre che, partendo dalla loro casa in compagnia del loro ultimogenito, raggiungono un luogo immaginario dove si incontreranno e si scambieranno gli stessi figli in risarcimento del reciproco dolore. La donna, lungo il cammino racconterà il giorno in cui suo figlio Abdu, uscito di casa, si è recato, a sua insaputa, nel territorio israeliano per farsi esplodere davanti ad una scuola. L’uomo, a sua volta, racconterà lo stesso giorno in cui sua figlia Maayan, uscita di casa per recarsi a scuola, rimane vittima dello stesso attentato.

E’ la storia di due vite, che partendo da un dove diverso, forse simile, si ritrovano e lanciano un grido di dolore e di speranza. Si rivolgono al loro Dio con una supplica e agli uomini con una condanna. Raccontano i destini dei loro figli, legati dalla sottile linea rossa dell’innocenza, che s’intrecciano e ricordano con il loro sacrificio la stoltezza, l’arroganza e la cecità dell’uomo. E’ un inno d’amore che intende porsi come baluardo dell’odio e dell’orrore.

Il progetto, forte del concetto che la musica è il cibo dell’anima, intende mettere insieme le maggiori istituzioni Israeliane e Palestinesi, religiose e politiche, residenti in Italia, per testimoniare la volontà degli uomini di pace a non arrendersi alla barbarie e alla guerra.

La composizione è così strutturata: i personaggi del “padre” e della “ madre” hanno due interpreti ciascuno: mezzo soprano e voce recitante femminile per la madre; un tenore e voce recitante maschile per il padre. A questi si aggiungono altre due voci recitanti (un narratore e una narratrice) un coro maschile e un gruppo strumentale di fiati, percussioni, violoncelli e contrabbassi.

Oratorio di speranza è già stato rappresentato a Napoli nel novembre 2005, al Teatro Mediterraneo, con il Patrocinio del Comune di Napoli, dall’associazione “Napoli capitale europea della musica”. Fruendo di una propria orchestra di alto livello professionale ed artistica, (orchestrali del Teatro S.Carlo) l’ANCEM cura particolarmente l’esecuzione di lavori significativi della letteratura musicale contemporanea, privilegiando tra essi quei lavori che presentano particolare valenza sul piano sociale ed etico. In quell’occasione i cantanti sono stati Orit Gabriel come mezzosoprano e Claudio Di Segni come tenore, mentre gli attori erano Lina Sastri e Nello Mascia.

La successiva rappresentazione è avvenuta in Germania. Ed è stato il prestigioso Vorpommern Theater, con grande successo, che il 4 e 5 Giugno 2008 a Stralsund, e il 10 e 12 Giugno a Greifswald, due storiche città tedesche che si affacciano sul Baltico, a mettere in scena "Das Hoffnungsoratorium” (Oratorio di speranza)